Badge, smartphone o biometria; tipologie controllo accessi

I sistemi di controllo accessi impiegati in aziende, hotel e anche nelle abitazioni sfruttano le tecnologie digitali e gli indicatori biometrici per offrire la massima sicurezza e la gestione da remoto della presenza e dei flussi di persone e veicoli

Ormai i sistemi di controllo accessi rappresentano la quotidianità in aziende, hotel, siti industriali, musei, aree commerciali e in qualunque luogo sia necessario garantire la sicurezza, il monitoraggio e la gestione da remoto.

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Cyber security – Vulnerabilità su Google Play Store per lo smartphone

Le app più popolari nascondono secondo Check Point Research dei rischi sottovalutati dagli utenti. Per esempio: aggiornare frequentemente le app e il sistema operativo non ci mette al riparo dalla violazione dello smartphone, anche se le vulnerabilità sono note e già corrette dai programmatori.

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Le nuove linee guida su Privacy e liceità dei filmati acquisiti con telecamere

approfondimento dedicato al provvedimento dell’European Data Protection Board n. 3 del mese di luglio 2019, il primo basato sui nuovi principi del Regolamento 679/2016. Sotto i riflettori la consegna a terzi, la diffusione tramite internet e l’utilizzo corretto delle tecnologie biometriche.

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Modifiche al decreto 3 Agosto 2015, recante l’approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n.139 pubblicate con decreto del 12 aprile 2019.

 

 

La norma entrata in vigore il 20 ottobre 2019, pone fine al periodo transitorio di applicazione volontaria del Codice di prevenzione incendi per la sola progettazione delle attività che non erano dotate di specifica regola tecnica.

Il fine è quello di continuare l’azione di semplificazione e razionalizzazione dell’attuale corpo normativo relativo alla prevenzione degli incendi, mediante l’utilizzo di un nuovo approccio metodologico più aderente al progresso tecnologico e agli standards internazionali.

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LLA finalista premio H d’oro 2019

Con grande soddisfazione comunichiamo che anche per il 2019 LLA è stata selezionata tra le aziende finaliste del prestigioso premi H d’oro nella sezione ‘residenziale’.

 

Premio H d’oro: i finalisti 2019

Premio H d’Oro 2019: la Fondazione Enzo Hruby ha scelto quest’anno Fiera SICUREZZA, la biennale internazionale del settore in programma dal 13 al 15 novembre a Fiera Milano Rho, quale cornice per la cerimonia di premiazione dei vincitori e dei finalisti della quattordicesima edizione del Premio. L’evento si svolgerà giovedì 14 novembre alle ore 15 in Sala Giove, nel Padiglione 5 della Fiera, “ed in tale occasione – sottolineano dalla Fondazione – verrà presentata la nuova iniziativa editoriale della Fondazione, Il tesoro più grande. Come gli italiani pensano, tutelano e valorizzano il patrimonio culturale. La Fondazione Enzo Hruby sarà inoltre presente per tutta la durata della manifestazione con il proprio spazio espositivo al Padiglione 7, Stand K01-M10, volto a illustrare le molteplici iniziative realizzate per sostenere la protezione del patrimonio culturale italiano e diffondere la cultura della sicurezza”.

Ecco le Aziende Finaliste: 

BENI CULTURALI ECCLESIASTICI
LOCKED
OPERALTECNICA

BENI CULTURALI MUSEALI
ASSEX IMPIANTI
ELMAS
ELETTRON
RUI
SEI SISTEMI DI SICUREZZA
TECHNOLOGICAL SYSTEMS

EDIFICI STORICI
RUI
SMART SECURITY

INFRASTRUTTURE E SERVIZI
ALLARM SUD
CIEMME ELECTRONIC
CONSULERIA EXECUTIVE
LOCALNET FIRENZE
STAFF SICUREZZA E SERVIZI
UMBRA CONTROL

COMMERCIO E INDUSTRIA
ALLARM SUD
C.M.C. di COLOMBO & C.
ELETTRON
ELETTRO TECHNOLOGY
ELETTROZETA
GRAZIANO BRUZZESE
GRUPPO SECURITY CALEFFI
ITALSICUREZZA
LOCKED
SECURLINE
TELEIMPIANTI

RESIDENZIALE
BF ELECTRIC
CENTRO SISTEMI ANTIFURTO
CENTRUM
EFFEBI SICUREZZA
ELECTRIC SERVICE F.lli GANDINI
ELETTRON
ELETTROZETA
ENRICO DE BERNARDI
GALLIONE MICHELE
GUBERT SYSTEM
ISS
ITALSICUREZZA
LLA SISTEMI DI SICUREZZA
RUI
SAFETY DIGITAL
TE.SI.S
ZOIS ELETTRONICA

SICUREZZA SOCIALE
ENRICO DE BERNARDI
GRUPPO SECURITY CALEFFI
LIFE3

VIDEOSORVEGLIANZA URBANA
S.E.T.I.
STAFF SICUREZZA E SERVIZI

SOLUZIONI SPECIALI
AZ SECURITY
CA SECUR SERVICE
DIVISIONE SICUREZZA
GUBERT SYSTEM
IALARM
PALETTA LUIGI
SOLUZIONE TRE

INTERNATIONAL AWARD
DISAITALIA
NEXO

Il Premio H d’oro – evidenziano dalla Fondazione – si riconferma come un punto di riferimento per il settore nonché l’appuntamento più atteso dai qualificati operatori della sicurezza, che grazie a questo concorso vedono riconosciuta e valorizzata la propria capacità di creare soluzioni su misura in linea con le più specifiche esigenze della committenza. Tra le 178 candidature pervenute quest’anno alla Segreteria Organizzativa del Premio, presentate da 122 aziende, la Giuria ha selezionato 62 progetti finalisti che concorrono a ottenere l’ambito riconoscimento. Novità di quest’anno è l’introduzione della categoria Sicurezza sociale, espressione dell’impegno volto ad assicurare elevati standards di sicurezza in contesti quali case di cura e di riposo e istituti scolastici, rispondendo ad una concreta e fondamentale esigenza della società in cui viviamo. Come già da diverse edizioni, in linea con l’impegno della Fondazione Enzo Hruby per la protezione dei beni culturali, i progetti appartenenti a questo ambito sono ripartiti nelle tre categorie Beni Culturali EcclesiasticiBeni Culturali Museali ed Edifici Storici. Le altre categorie rappresentate in questa quattordicesima edizione sono Infrastrutture e ServiziCommercio e Industria, Residenziale, Videosorveglianza UrbanaSoluzioni Speciali e International Award.
La selezione dei progetti è frutto come ogni anno del lavoro attento di una Giuria altamente qualificata presieduta da Enzo Hruby e composta da Gianni Andrei, Presidente Onorario di AI.PRO.S. – Associazione Italiana Professionisti della Sicurezza, Stefano Bellintani, Docente al Politecnico di Milano – Dipartimento BEST, On. Federica Rossi Gasparrini, Presidente Nazionale Obiettivo Famiglia – Federcasalinghe, e Armando Torno, editorialista del Sole 24 Ore”, concludono dalla Fondazione Hruby.

Videosorveglianza e antintrusione più efficaci grazie alla “nuvola”

cloud
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Il cloud è un’infrastruttura utilizzata non solo per il computing e lo storage da remoto ma anche per rendere più funzionali gli impianti di antintrusione e videosorveglianza. Scopriamo insieme come funziona, cosa permette di fare e quali sono i potenziali rischi per la sicurezza e la privacy

Cloud è un termine ormai entrato a far parte della nostra quotidianità grazie alla sua massiccia diffusione nell’ambito dei sistemi informatici. La “nuvola”, con i suoi server di elaborazione, routing e archiviazione dei dati, è sempre più utilizzata per il remote computing, ovvero l’utilizzo dei software che non risiedono localmente sui pc, per l’hosting dei siti internet ma soprattutto per l’archiviazione di grandi quantità di dati (cloud storage), accessibili attraverso pc, smartphone, tablet e altri dispositivi connessi al web.

L’infrastruttura cloud e il world wide web hanno permesso di superare uno dei limiti dell’informatica come la localizzazione delle risorse aprendo la strada al concetto di “ubiquitous” inteso come la possibilità di operare in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo con macchine a bassa potenza (in pratica dei semplici “client”) evitando l’uso di storage e capacità di elaborazione localizzati, difficilmente condivisibili al di fuori della rete LAN.

La “nuvola” permette quindi la condivisione di risorse tra dispositivi differenti e lontanissimi tra loro così da garantire una perfetta integrazione e lo sviluppo di nuovi scenari che non riguardano solo l’informatica in senso stretto ma anche la nostra vita quotidiana, sempre più connessa e condivisa.

Il cloud si è via via perfezionato e adattato alle soluzioni IoT (Internet of Things) che mettono in comunicazione tra loro i cosiddetti “smart object” ma anche ai sistemi di sicurezza come la videosorveglianza e l’antintrusione, che possono sfruttare i vantaggi del cloud per ampliare le proprie funzionalità e rendere più semplice ed efficace la gestione, la configurazione e l’utilizzo da remoto.

I vantaggi del cloud negli impianti antintrusione

I sistemi antintrusione di vecchia generazione potevano essere gestiti da remoto solo attraverso una connessione telefonica analogica PSTN (combinatore telefonico), utilizzata anche per le notifiche di eventuali guasti, sabotaggi o allarmi attraverso semplici chiamate vocali o messaggi SMS.

La necessità di memorizzare codici, sequenze di tasti e quant’altro rendeva il controllo poco intuitivo mentre l’assenza (o quasi) di feedback, fondamentali per sapere se la centrale antintrusione e i suoi componenti funzionavano correttamente, riducevano l’efficacia del sistema. Anche i combinatori telefonici GSM, seppur più affidabili dei PSTN in quanto meno soggetti a sabotaggi, non hanno portato grandi miglioramenti. Solamente con la diffusione dei moduli di comunicazione Ethernet e wi-fi, integrati o opzionali, le centrali antintrusione hanno compiuto un deciso passo in avanti in termini di sicurezza, affidabilità e facilità d’uso. Questi moduli, insieme con le applicazioni per smartphone e i software pc sviluppati ad hoc, non hanno solo facilitato il controllo da remoto come l’attivazione, la disattivazione e la parzializzazione, ma anche permesso di ottenere feedback immediati sullo stato della centrale, dei sensori e dei rilevatori presenti, facilitare la loro installazione e configurazione (ormai quasi immediata anche grazie ai codici QR), ricevere notifiche push dettagliate su allarmi e malfunzionamenti, consultare lo storico (log) per individuare tutte le operazioni effettuate di recente.

Le app non smettono di funzionare quando non c’è linea GSM (vitale per i vecchi sistemi basati su voce e sms) perché si accontentano anche di una semplice rete wi-fi, ormai disponibile in milioni di hotel, bar, ristoranti, aeroporti e altre aree pubbliche e private in tutto il mondo.

Le centrali più evolute, abbinate a telecamere esterne o integrate nei rilevatori di presenza, sono addirittura in grado di produrre via app, mail o web notifiche audio e visuali (foto e video – video verifica), da inviare in tempo reale all’utente oppure agli istituti di vigilanza per un controllo e un intervento efficace e tempestivo.

Alcuni sistemi antintrusione integrano poi funzionalità domotiche che permettono, con la stessa app, di gestire la climatizzazione, accendere luci, attivare l’irrigazione automatica del giardino, aprire cancelli e portoni anche a migliaia di chilometri di distanza. Non tutti sanno che per offrire queste funzionalità avanzate, le moderne centrali antintrusione e le relative app si appoggiano al cloud, ovvero a server che ricevono, elaborano e trasmettono le informazioni e i contenuti multimediali, fungendo da ponte di comunicazione tra il sistema antintrusione e l’utente, in qualsiasi momento e luogo.

Dal momento che i dati trasmessi sono particolarmente “sensibili”, per evitare che un hacker (e non il classico ladro armato di grimaldello) possa impossessarsene disattivando o sabotando il sistema antintrusione, è necessario appoggiarsi ad aziende serie e affidabili con cloud proprietari che garantiscono la massima sicurezza e collegamenti veloci. Un sistema antintrusione moderno ma eccessivamente economico che si affida a un cloud di dubbia provenienza può infatti rivelarsi poco sicuro ed efficiente, impedendo la notifica di eventuali allarmi o il controllo del sistema proprio nel momento del bisogno.

Connessioni Plug&Play senza configurazione di modem e router

Il cloud apporta grandi vantaggi anche per gli installatori quando devono configurare i moduli LAN e wi-fi che permettono alla centrale antintrusione di comunicare al di fuori della rete locale. In passato, quando le centrali utilizzavano linee dedicate “client-server”, era necessario configurare il router per attivare la comunicazione (Port Mapping/Forwarding) e utilizzare i servizi DDNS (Dynamic Domain Name System), gratuiti o a pagamento, per consentire l’accesso da remoto ogni volta che il provider internet modifica l’indirizzo IP della connessione (IP dinamico).

Grazie anche all’architettura P2P (Peer-to-Peer), le moderne centrali con supporto cloud non richiedono alcuna configurazione, nemmeno quella relativa all’indirizzo IP locale grazie al protocollo DHCP che impedisce conflitti con gli altri dispositivi connessi.

Il funzionamento è molto semplice: la centrale invia al cloud P2P alcune informazioni come la registrazione dell’indirizzo pubblico dinamico e l’abilitazione del servizio di connessione, il server le confronta con il codice numerico inviato dallo smartphone tramite app o sito web e abilita l’accesso con username e password. In sostanza il cloud P2P rende le centrali totalmente “plug&play”, riducendo i tempi di installazione e garantendo connessioni ottimali (se il server viene correttamente dimensionato in base al numero di utenti) indipendentemente dal modem/router e dal tipo di connessione utilizzati.

Videosorveglianza e cloud

I vantaggi e le potenzialità del cloud diventano ancora più importanti se non addirittura fondamentali nei sistemi di videosorveglianza.

Grazie alla nuvola, già da parecchi anni è possibile gestire da remoto il DVR e l’NVR, configurare gran parte delle funzionalità, ricevere in streaming le riprese delle telecamere e le registrazioni già effettuate sull’hard disk, scaricarle nella memoria del dispositivo mobile (o pc).

Il cloud permette agli installatori di effettuare la manutenzione da remoto (anche degli impianti antintrusione) riducendo i tempi di intervento e azzerando gli spostamenti con i relativi costi.

Come è facile intuire, per svolgere efficacemente queste operazioni e supportare adeguatamente lo streaming (anche in Full HD), il server cloud deve poter gestire il traffico video di centinaia di migliaia di utenti, anche in contemporanea, garantendo un accesso rapido e immagini di qualità. Purtroppo alcuni produttori di sistemi di videosorveglianza si appoggiano a server asiatici che forniscono servizi di scarsa qualità perché troppo affollati per supportare tutto il traffico in entrata e uscita. Questo comporta difficoltà di accesso al proprio account e alle riprese delle telecamere, immagini a bassa definizione e continue interruzioni che rendono il sistema di videosorveglianza poco affidabile proprio nel momento del bisogno.